martedì 4 dicembre 2012

Hummus di una cena di compleanno tra femmine

La settimana scorsa è stato il mio compleanno e per festeggiare volevo fare una cosa tranquilla. In origine andare alle terme con gli amici, ma l'idea non è piaciuta, allora ho fatto una cena a casa con le mie amiche. Una cena solo femmine, con relative coccole tipiche di femmine. Eravamo 8. Con molti smalti e molta voglia di stare insieme, chiaccherare e passare del buon tempo le une con le altre. Anche se non si conoscevano tutte la serata è andata alla grande.
Cena vegana (tranne due pizze prese per il timore che il mio menù non piacesse).
Avevo preparato, bruschette al pomodoro, ai di funghi porcini, al tofu alle erbe, alla salsa di semi di girasole. Poi quadretti di polenta ripassati in forno con salsa ai funghi porcini e hummus.
Ora. Il nome "hummus" fa paura, ma non è niente di preoccupante, per spiegarlo io dico "è una salsa di ceci" perché quello è. Ed è di una banalità, ma di una banalità che tutti possono farlo. Quindi ecco la ricetta.

Ingredienti:
- 300 gr ceci secchi (meglio se italiani, bio, a chilometro zero, blablabla)
- acqua
- alga kombu (facoltativa)

Oppure 500 gr di ceci cotti in barattolo che è ancora più facile e veloce
- olio (extra vergine, spemuto a freddo, bio eccetera)
- due spicchi d'aglio
- due cucchiai di cumino in polvere
- sale
-paprika - io ho usato la dolce, dipende se vi piace anche più piccante -
-prezzemolo (del vicino di casa)

Attrezzi:
- pentola a pressione per cuocere i ceci (o pentola normale, con quella a pressione è più facile e si fa prima)
- tagliere
- coltello
- pentola abbastanza grande in ceramica o acciaio (no, antiaderente no!)
- cucchiaio di legno
- ramina
- frullatore a immersione o normale potente (io ho usato il Bimby)
- mezzaluna
- mestolo


Procedimento:
Sciacquare i ceci tre volte, e metterli a bagno in dosi 1:3 (1 ceci 3 acqua) con un pezzetto di alga kombu   per una notte.
Cuocere i ceci con l'alga dal fischio della pentola per 1 ora a fuoco bassissimo.
Passata l'ora spegnere il fuoco e lasciare riposare la pentola a pressione.

*se avete i ceci in scatola iniziate qui*
Intanto mettere in una padella un po' d'olio, l'aglio tagliato a pezzettini un po' di sale e due cucchiai di cumino. Fate tostare a fiamma media per un po' e godetevi il profumo del cumino. Mamma quant'è buono.
Tornate alla realtà se no si brucia. Abbassate la fiamma e aprite la pentola a pressione (prima sollevate la levetta e se ha riposato abbastanza non esce aria perché si è decompressa da sola piano piano). Con la ramina tirate su i ceci alga compresa ( scolate quelli della scatola, ma l'acqua non buttatela!) e metteteli nella pentola con il cumino e mescolando con il cucchiaio di legno lasciate isaporire per alcuni minuti, aggiungete un po' di acqua di cottura (o del barattolo) dei ceci se si asciuga. Lavate e tritate con la mezzaluna il prezzemolo. Fatevi prendere dalla poesia.
Quando vi sentite pronti schiaffate tutto nel frullatore e frullate aggiungendo prima ancora acqua e poi piano piano assaggiando, sale e olio a vostro gradimento. Quando è diventato una crema omogenea mettetelo in ciotoline e guarnite con la paprika e il prezzemolo tritato fine. Tiepido è buonissimo, ma anche freddo.

Io lo faccio abbastanza denso e ci condisco anche i panini vegani per quando vado a lezione, aggiungo qualche foglia di insalata e/o delle carote (o altre verdure) al vapore. Sazia ma è leggero!
Gnam!

martedì 20 novembre 2012

20 novembre

Buon 20 novembre a tutti i bambini e ai bambini che siamo stati.

Perché una cosa è certa: se sei grande, sei stato bambino.

domenica 4 novembre 2012

Citazioni: Janusz Korczak


Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perchè bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inchinarsi, curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E’ piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.
Janusz Korczak Poeta, medico, educatore morto a Treblinka

Appunti incompleti da un corso di cucina.


NOTA BENE
Questi sono appunti che ho preso un paio d'anni fa ad un corso di cucina naturale, non sono completi, non sono attendibili, non sono un parere medico, non sono una verità rivelata: usate le indicazioni qui riportate a vostro rischio e pericolo. Ma visto che butto i fogli e non voglio perdere le mie annotazioni le ricopio.

giovedì 18 ottobre 2012

Dai dai dai la zolla la d'venta aj

Detto romagnolo che significa "A furia di insistere la cipolla diventa aglio". Insomma se si insiste troppo le cose cambiano (e di solito degenerano).

Fatto sta che tra esame di ammissione, animazioni nel fine settimana, corso a Bologna, studiare a casa, preparare tesine e cercare di mantenere una vita sociale mi sono ammalata.
Il mio corpo quando esagero mi mette in pausa. Della serie, se non lo capisci da sola che devi rallentare il ritmo; ti stendo a letto io per insegnarti come si fa. E va là con 38,2 te ne stai buona buona a casa. Mi dispiace di aver perso due lezioni di yoga perché lunedì ero stanchissima e oggi ho la febbre alta. E domani al corso Montessori viene la specialista di musica. Ma uffa. Devo imparare a tutelarmi di più, fare non l'egoista, ma preservare le mie forze e il mio benessere, perché io ho solo me.
Il lato positivo è che tra rinnovo mensile di sangue e virus gastro intestinale con relativo regime di semidigiuno e acqua mi dò una bella depurata. Potrò continuare come prima e più di prima la mia dieta verso il veganesimo. Inizio a fare fatica anche con il pesce, vuol dire che il mio spirito si sta elevando e il mio corpo rinnovando. Evviva.

mercoledì 10 ottobre 2012

Ho messo il nastro rosa

Ma non sono diventata mamma. Quindi?
Quindi questo è il mese della prevenzione del cancro al seno. 
Ah, sì. Esiste. 
Credo che questa campagna serva soprattutto a ricordare che può capitare anche a noi di ammalarci e, nel caso a dirci che è meglio non arrivare tardi. Lo ricorda non solo a noi, ma alle nostre mamme, figlie, cugine, zie...

Nella mia famiglia tante donne hanno avuto vari tipi di tumore in varie parti del corpo: la nonna il melanoma, la zia all'utero, la cugina di mia mamma e due prozie al seno, la mamma un nodulo al seno.... Insomma, nessuno di noi è esente in realtà. E anche se pensiamo di essere sempre una delle 9 su 10 potrebbe anche capitare di essere l'una su 10. 

Quindi in sostanza: informiamoci. Facciamo una chiaccherata con un medico, mica dobbiamo fare delle analisi o degli esami per forza.
qui http://www.nastrorosa.it/  e qui http://www.lilt.it/ la campagna nastro rosa.

e intanto che ci siamo, se è più di un anno da quando le abbiamo fatte l'ultima volta, facciamo le analisi del sangue e anche una visita:
  •  dal ginecologo (visita, eco transvaginale e pap test se sono passati più di 3 anni dall'ultimo),
  •  dal dentista (dai, le carie fanno male) 
  •  dall'oculista (lo sapevi che il glaucoma è asintomatico ma può portare alla cecità se trascurato?)
  •  dal dermatologo (se è più di tre anni che non ci vai o se prendi sole selvaggio -senza protezioni- la pelle è un organo, non una cosa inerte!)

Facciamo una visita di controllo. Meglio farsi dire che va tutto bene, che avere qualcosa che non va e non saperlo. 
Sangue, dentista, oculista e dermatologo valgono anche per gli uomini! Forza forza. su su. Servitevi dei medici dell'ASL non c'è bisogno di andare da un privato. Filare.



Questo post è anche per tutte le Francesca lì fuori. 
Francesca, lei non lo sapeva che si doveva controllare anche se aveva 26 anni. Francesca era obesa, aveva il diabete, il ciclo non regolare. Ma non si preoccupava. 
Poi un giorno è andata dal medico. Non si è capito da dove arrivasse il tumore, se dalle ovaie o dall'intestino o che. Ma ormai era troppo tardi ed è più di un anno che Francesca non c'è più. 

martedì 25 settembre 2012

Te lo regalo se vieni a prenderlo

Ho trovato, non mi ricordo tramite quale rimbalzo di contatti, una iniziativa stupenda. Si tratta di un gruppo su Facebook che si chiama "Te lo regalo se vieni a prenderlo". In pratica i membri del gruppo inseriscono annunci in cui offrono o cercano oggetti in regalo. Le condizioni necessarie sono solo due: lo scambio è un dono da parte del proprietario e il ricevente deve andarselo a prendere. 
Per una pigra come me è la cosa ideale: faccio una foto, metto la città in cui abito, aspetto i commenti e in un paio di messaggi privati ci si mette d'accordo sul giorno e ora del ritiro. Quello che distingue questa iniziativa dal mercatino dell'usato (di beneficenza o no che sia) è che in questo caso si è sicuri che quello che offriamo verrà usato da qualcuno. Significa che il tale oggetto non verrà messo in uno scaffale a prendere polvere in cerca di un acquirente, ma verrà prelevato e utilizzato da quelle persone che se lo sono venuto a prendere.  Questa iniziativa è la media perfetta tra mercatino della caritas, vendita e bidone: ci si libera di oggetti inutilizzati a favore di altre persone facendole contente, si evita l'impazzimento di allestire mercatini, aprire conti pay pal, andare in posta affrancare, spedire, ecc... perché chi è interessato a qualcosa se la viene a prendere da casa di chi regala e non si crea inquinamento perché si ricicla.
Vale la regola domandare è lecito e rispondere è cortesia: ovvero chi cerca qualcosa chiede e un sacco di volte trova qualcuno che gli risponde. 

È bellissimo. Mi viene da pensare: ma perché non ci ha pensato nessuno prima?
È un modo di creare comunità semplice, veloce e pratico. Lo scambio pacifico di oggetti, il fatto che ci si ringrazi a vicenda, l'attenzione reciproca all'ambiente... mi pare che gli effetti di questa pagina Facebook vadano molto al di là del semplice sbarazzarsi di oggetti.

Voi che ne pensate? Conoscete questa iniziativa? Aspetto i vostri pareri!

martedì 11 settembre 2012

Ma allora è vero che le cose non contengono ricordi

Andando avanti nel progetto cento chili mi sono accorta che la frase che avevo letto e sentito dire tante volte - e che suona più o meno così "i ricordi sono dentro di me, non nelle cose"- è vera. E di solito parlano persone a cui è stata persa una valigia, o hanno subito un furto o fatto traslochi importanti e buttato tante cose. Per anni ho pensato che queste persone fossero pazze. Ma pazze da legare. 
Invece me ne sono accorta anche io. È successo quando ho preso i vecchi rullini da buttare via, non mi servivano, non erano utili, però ho tentennato... insomma, erano la prova che Enrico ed io quel giorno in quel momento eravamo insieme a condividere una cosa. E poi BAM! L'illuminazione. Io me lo ricordo, me lo ricordo anche senza cianfrusaglia nel mezzo. E ho capito che quelle erano tracce che servivano prima, quando la storia era all'inizio e c'era bisogno di qualcosa di tangibile per dimostrare che esisteva. Ora non serve, la storia c'è, è radicata in noi e non ho più bisogno di feticci per renderla concreta. 

Ci sono alcuni oggetti che però hanno un valore diverso: non posso e non riesco a buttare via, per lo meno non ancora; ad esempio il mio orso preferito, non posso buttarlo come un altro peluche qualunque. Gli altri sì, hanno già preso il via da tempo, ma lui no. Lui non si può. E se ho quasi trent'anni me ne frego. Il mio orso me lo tengo. Insieme a quei sette otto pupazzi importanti che ho avuto. Questi sono ricordi in sé e per sé, sono oggetti che quando li prendo in mano mi fanno stare bene, mi coccolano. E non voglio privarmi di questa sensazione di benessere.

Ecco potrei fare una lista delle cose che "a vederle potrebbero essere buttate, ma in realtà non posso".
Avrebbe senso? 

giovedì 30 agosto 2012

L'eleganza del gatto.



Perché i gatti sono animali un po' snob,  eleganti loro malgrado, dotati di quel nonsoché che li rende affascinanti e seducenti.

Come no.

Questa è Brioche che dorme sul mio letto. 


Recupero arretrati progetto cento chili -20,075 kg

Sono stata un po' ferma negli ultimi mesi, quindi ho cercato recuperare il tempo perduto.

Scatola latta usata nei tempi che furono come portapenne o colori. Ci ero affezionata, ma sono tanti anni che non mi serviva più. Bidone. 
peso 0,325 kg



Poster della mia adolescenza e giovinezza che tappezzavano l'armadio, creavano disordine visivo. Brad Pitt è stato il mio primo poster, saranno stati almeno 14 anni che lo tenevo appeso a sorvegliare le mie notti. L'ho mandato in pensione... (E dietro c'era Mr Bean... ahahahah) Ho tenuto solo i cagnolini dello sportello centrale, le foto in bianco e nero che abbiamo sviluppato Enrico ed io, la donnina coi fiori e la frase "coltivare la propria indole eccentrica fa bene a se stesse e agli altri".
Peso 0,192 kg



Scanner di Noè. Tra le altre cose oltre ad avere ormai una risoluzione bassissima per gli standard di oggi il suo attacco non è più compatibile con il mio computer. Inutile. Bidone.
Peso 4,14 kg scatola compresa


Manuali di istruzioni vari (anche di cose che non ho più da tempo). Inutile dirlo: bidone.
Peso 1,593 kg



Stampante rimpiazzata da tempo ma ancora in perfetto stato, questa va al mercatino.
Peso 5,42 kg


Bombola di elio usata per fare una sorpresa ad Enrico. Una mattina presto mi sono alzata ho gonfiato taaaaanti palloncini e li ho legati davanti al suo negozio con un biglietto con scritto "buongiorno!". Oh ! Come sono rrrromantica :) Tempo di Millepiedi, il gigabidone delle cose pericolose della Hera. Il gas che resta lo uso per gonfiare palloncini per i bimbi dei vicini.
Peso 5,18 kg


Foglio fatto ai tempi delle scuole medie millanta anni fa dalla mia amica del cuore (ciao Vale!!!). Avevamo Windows 95 ed era in non plus ultra. Voi bimbetti nati con XP non vi immaginate nemmeno cosa volesse dire avere il computer (eh già... non tutti lo avevano!) e poi con Windows 95. Una sboronata che nemmeno la Ferrari. Siamo ancora amiche e lo saremo anche dopo nonostante io abbia buttato questo vecchio foglio ingiallito che dall'alto di un mobile mi parlava del suo affetto e del font Wingdings :) Non ha un peso.




Scatola in cui erano contenute scatole e scatole che erano contenute nella scatola.
Peso 0,70 + 0,82 = 1,52 kg

Notare prego la scatola di uno di quei modem che faceva "trrrrrrr fzzzzzzz brrrrrr din din din din brrrrrrrr" mentre si connetteva. Chi è giovane ed è nato con le linee adsl e i modem tempestati di led si è perso un pezzo di storia, gente. E tra parentesi, quando si navigava il telefono di casa era occupato. Tanto perché lo sappiate.

Oggetti indefiniti. Bidone. Anzi, stupore che fossero ancora qua. 
Peso 0.180

Oggetti vari, selezionati già molto tempo fa e che stavano in un cassetto. 
Peso 1,12 kg



Tra cui:
I miei primi veri occhiali da sole da "grande". Non si vede ma hanno un'asta spaccata. Via.


Uno specchio per quando faccio la truccabimbi, era già stato a suo tempo sostituito da uno nuovo. Questo continuava a vagare per casa.


E questi... beh, questi ho fatto un po' fatica. Perché sono rrrrrrommantica. Sono i rullini B/N che abbiamo scattato e sviluppato insieme Enrico ed io all'inizio della nostra relazione. Tra cui anche quello dell'unico servizio fotografico in studio che mi ha fatto. Con il TMAX 3200, la sua pellicola preferita.
Dolorosamente andati. Qui anche per far vedere come è fatto un rullino smontato. :) 


Le foglie di alloro raccolte dalle corone altrui prima che mi laureassi. Ora sono laureata e come momento di passaggio ho deciso di bruciarle. Però c'era vento e quindi poi le ho disperse in briciole.







La scatola del cellulare che ho buttato nel 2007. Ma ero a questo livello???
Peso 0,375 kg


Dio benedica il "uairless" perché ci risparmia un sacco di cavi. E i file scaricati (legalmente) che ci risparmiano un sacco di CD o DVD.


Gloss staccati dalla palette di ombretti perché si impiastricciavano con le polveri. Tanto non li uso, non uso niente sulle labbra. Casomai un rossetto o una matita per labbra, ma quel robo appiccicoso lo detesto. Tanto più se non è ecobio. 
Peso 0,030 kg


Ci vediamo al prossimo round... lavori in corso!!


mercoledì 22 agosto 2012

Cento chili continua

Cosa è stato eliminato in questi mesi?
Ecco la lista:

Vecchi cd (ancora) con custodia... no i fiori e il vaso no. :) 0,641 kg



Scatole di plastica di cioccolatini, dentro c'erano tappini con il simbolo delle bandiere, non li ho buttati perché lavorando con i bambini so che mi saranno utili. 0,869 kg







Biscotto della fortuna cinese vinto ad uno spettacolo del mentalista Francesco Tesei, peso 0,005

 Un goniometro rotto, ricordo di scuola, ma s'è rotto. amen. 0, 021 kg

 Vecchi floppy disk, non ho più un computer adatto a leggere il loro contenuto. Inutile conservarli, è un pezzo di storia che se ne va. problema: non trovo il peso... da qualche parte l'avrò scritto. 


 Pettine rotto. Ci ha giocato la Kelly. Era uno dei miei preferiti per il colore, e mi stava bene, mi è dispiaciuto tanto. Peso scritto da qualche parte, come i floppy...


Carta, carta, ancora carta. 3,160 kg


Sandalini super carini ma che avevano un tacco andato e poi mi stavano piccoli... mi sarà cresciuto il piede rispetto a cinque anni fa? boh. Sì lo so, il patto è che vale come peso se non è un oggetto rimpiazzato da altri, e infatti non ho comprato scarpe questa estate. Nemmeno un paio di ciabatte. E a gardare bene ci sarebbero ancora un paio o due di cose da tirare via, ma per il momento non mi azzardo, sono ancora in ottimo stato e ogni tanto le metto! 0,316 kg




Quindi il totale è.... 8,180 kg (+ i floppy disk e il pettine!) yeah!

Vanno anche aggiunti altri 3 chili di mio dimagrimento. Quindi fa 11,180.
Non male... ora mi ci rimetto di impegno e vediamo cosa viene fuori entro settembre!



domenica 12 agosto 2012

Di una domenica perfetta

Un lungo risveglio insieme e una colazione.
Un piatto di pasta scolato mentre lui arriva sotto casa.
La tenerezza e l'amore.
Ridere su per il tragitto.
La gara e aspettarlo all'arrivo dove riesce a qualificarsi anche per un piccolo premio.
Il ristoro e la felicità di aver raggiunto i traguardo con 4 minuti di miglioramento rispetto all'altra volta.
Una doccia fatta a secchiate in mezzo al parcheggio.
Una tisana ai mirtilli assaggiata e poi comprata in erboristeria.
Un capriolo avvistato.
L'acqua della fonte.
La pizza e il gelato.

Perfetto. Semplicemente perfetto.
Mai stati più felici.

sabato 11 agosto 2012

Consigli non richiesti su un viaggio a Istanbul e dintorni. PARTE I.

Un paio di settimane fa il mio fidanzato ed io siamo stati ad Istanbul, meta che non è tanto battuta dal turismo italiano ancora: a differenza di altre capitali come Parigi o Stoccolma non si sente parlare italiano dappertutto, ma solo ogni tanto e solo nei posti più affollati.
Ispirandomi al mio diario di viaggio scriverò della nostra esperienza. Perché il racconto sia letto col giusto tono devo prima anticipare che era la prima volta che ci avvicinavamo ai confini orientali dell'Europa.

Partiamo dal volo: Turkish Airlines. Salire su un aereo di questa compagnia è già iniziare la vacanza. Viaggiavamo (ovviamente) in classe economica ma i posti erano comodi, oltretutto il sedile era dotato di un poggiatesta che poteva essere chiuso su se stesso per appoggiare la testa durante un eventuale pisolino. Mentre si sale e si prende posto c'è una musichina gradevole che tiene compagnia, poi scendono dei piccoli monitor in cui vengono spiegate tramite un video le solite informazioni "uscite qui lì là, lucine, salvagente, cinture" finito il filmato si vede un'anteprima del tragitto che si farà. A decollo avvenuto ci vengono consegnate delle cuffiette per ascoltare musica dal nostro sedile o per seguire il film (in turco o in inglese) per noi era "A thousand words", tutto sommato proiezione gradevole nel contesto in cui ci trovavamo. Poi arrivano le noccioline e il menù. Antipasto, un piatto principale caldo da scegliere tra primo o secondo, pane, crackers con burro e formaggio, un bicchiere d'acqua, un bicchiere di bibita, dolce, caffè. Posate di acciaio. Dopo aver viaggiato per qualche volta con compagnie di volo economiche ci sembrava di essere saliti in cima al palo della cuccagna.

Veniamo ad dopo atterraggio. 

L'aeroporto di Istanbul dove siamo arrivati è Ataturk. Dopo aver fatto i timbri sul passaporto per andare all'hotel abbiamo preso la metropolitana e poi il tram e poi il treno (abbiamo scoperto dopo che il treno si poteva benissimo evitare). Metro e tram hanno bisogno di un gettone a testa. Il gettone costa 2 lire turche e si prende dalle Jetonmatik in pochissimi secondi. Il treno suburbano invece ha il suo gettone a parte, e si prende alla stazione di Sirkeci (il capolinea dell'orient express! wow!). Come si legge da tante parti e servizi pubblici sono molto efficienti.
Il nostro hotel era della catena Best Western ed era l'Antea Palace Hotel & Spa, lo abbiamo scelto per la media alta di giudizio degli ospiti e ci siamo trovati benissimo: è di fronte ad un campo sportivo, a cinque minuti da Sultanahmet a piedi, vicino al mare, ma lontano dal caos che solo una strada più in là è pazzesco. La stanza pulita, sufficientemente spaziosa, il personale gentile, la colazione buona e abbondante -ovviamente non aspettatevi una colazione italiana con cornetti e cappuccino, non siamo in Italia!-
Per ora mi fermo qui, nel prossimo articolo parlerò delle mete principali. 

venerdì 20 luglio 2012

Di come smettere di giustificare scelte alimentari.

Ebbene, in questo mondo in cui a nessuno importa un fico secco di quel che fai purché tu non lo disturbi, c'è ancora qualcosa che desta scandalo e malesempio: il vegetarianesimo, che se poi parliamo del veganesimo è guerra nucleare.

Oggi a pranzo c'erano varie cose sulla tavola, tra cui una simpatica crocchetta dorata, riporto la discussione
io -cosa c'è dentro?-
mamma -boh, non lo so, le ha fatte la zia, comunque il pollo credo-
opsite -e anche delle spezie-
babbo -la noce moscata, mia sorella la usa molto-
io -ah va bene-

mangio la pasta in bianco e un cetriolo.
babbo -ma non hai mangiato la crocchetta perché c'è la carne dentro?-
io -sì-
babbo -aaaaahhh (guardando l'ospite) è un periodo che va così, non mangia la carne, perché va di moda-
io -sono due anni che non mangio la carne, anzi tre, da quando sono andata in Francia nel 2009-
Fine della conversazione.

Ma io dico, che fastidio ti do? Ma perché devi mettere in risalto i miei comportamenti perché pensi che siano sbagliati? Ma perché dopo che l'hai fatto notare ti senti in dovere di giustificarmi?

Sono arrivata al punto che invece che ogni volta partire con la tiritera dei perché e dei percome, dico solo "non mangio carne da tot tempo, saluti e baci" e ad ogni tentativo di inquisizione rispondo "mi dispiace, non sono un medico, ma di salute sto benissimo lo stesso, dono il sangue e sono piena di energie, se poi penso che risparmio la vita a decine di animali sto ancora meglio". STOP. 
Se il mio interlocutore fa per mestiere l'aizzatore peggio per lui, non rispondo più: saran bene fatti miei quel che mangio o no?

venerdì 29 giugno 2012

Contest Salutiamoci

Ho perso la puntata del mese di maggio e non voglio perdere quella di giugno, tempo un paio di giorni scrivo la ricetta di una pasta fredda di orzo. Intanto apro il post, poi lo modificherò. :)
a prestoooo!!

mercoledì 13 giugno 2012

Fingers crossed

Oggi mi è stata data una notizia che non è nemmeno una notizia. È una ipotesi forse. Ma io sono lo stesso gasata.
Perché come dico sempre. Nulla accade per caso.
Ora sto zitta.
Ma se questa cosa va in porto... sentirete parlarne assai assai.

Intanto mi metto a dieta, che se ci dovessero essere delle foto, devo venire bene!

venerdì 8 giugno 2012

A proposito di lavoro...

PREMESSA: Questo articolo non vuole urtare la sensibilità di nessuno.

Detto ciò.


La frase più comune che sento ripetere da chi non ha lavoro è che "non ce n'è", anche nella variante "te lo rubano gli extra comunitari".
Ora.
Io di lavori ne faccio tre e mezzo (e non si dica che per le donne è più facile trovare lavoro che non è vero ed è risaputo): sono insegnante di giorno a tempo pieno (35 ore), faccio ripetizioni la sera, e nei fine settimana (non sempre, ma spesso) lavoro come animatrice e truccabimbi, a volte mi capita  anche di fare la baby sitter. 
La differenza fra me e chi non ha lavoro credo sia sostanzialmente che innanzi tutto io mi do un sacco da fare, ma davvero tanto. Investo su me stessa e cerco di stare aggiornata e pronta a cogliere la palla al balzo, sono propositiva. Io sono disposta al sacrificio per il lavoro, perché per me come essere umano lavorare è una missione. Molte persone che conosco (non tutte, diciamo... tranne una) non lo sono: lavorare dentro un centro commerciale "mmmm no, non mi piace", nella frutta "ma tanto non troverò mai", al mare "a quest'ora sono già tutti a posto", i lavori pesanti "eh ma devi essere capace", a turni "non voglio mica rovinarmi la vita", in proprio "troppo rischioso di questi tempi, poi se va male come faccio?".....

L'altra differenza dal mio punto di vista è che io so fare delle cose, ho un briciolo di talento e conoscenze in un certo settore. Perché se un individuo non sa fare niente, non ha coltivato nessun talento e nessun tipo di capacità (non necessariamente manuale o artigianale) qualcuno lo dovrebbe assumere o dargli un lavoro da fare? A che pro?
Basterebbe saper fare una cosa, anche la più sciocca e partire da lì. Ma se non si è capaci in niente e non si ha l'intenzione di imparare a fare nulla... ma chi glielo fa fare al datore di lavoro? 

Quello che penso io è che se non si ha voglia di darsi da fare ed inoltre si è assolutamente privi di qualsiasi tipo di talento o risorsa... è giusto non avercelo il lavoro e lasciarlo a chi le cose ha voglia e sa farle.
Ma se si ha la disponibilità a voler lavorare e si ha anche la più piccola capacità, il lavoro si trova, credetemi. Magari non subito, magari non a tempo indeterminato, magari non vicino a casa, magari non quello per cui si è studiato... ma il lavoro per mettere in sacca quei soldi che servono per campare si trova. Veramente.

Scannetemi pure nei commenti.
Peace and Love.


lunedì 21 maggio 2012

Decluttering non voluto


Per farla breve ho perso il cellulare.
L'onnisciente Wikipedia mi dice che pesava 112 grammi. Credo batteria compresa.
Siccome in casa avevamo ben TRE cellulari inutilizzati non ne è stato comprato nessuno per sostituirlo.
Addio mio caro e fedele Nokia 6131, eravamo insieme dal 10 luglio 2007, da quando l'altro mio amato Nokia 6630 annegò nella borsa impermeabile a causa della bottiglietta dell'acqua che si era aperta. Eri diventato mio per la cifra (mica tanto modica) di 179,00 euro e mi dispiace molto che ci siamo lasciati "in luogo e ora sconosciuti".

Insieme a lui se ne vanno anche 215 grammi di scatola e manuale delle istruzioni.
C'è gente che ogni sei mesi deve cambiare il cellulare... a me invece dispiace così tanto!

lunedì 14 maggio 2012

Lezioni di talento e umiltà.

Domenica ho fatto un workshop di face painting con i fratelli Wolfe. 
Se non sapete chi sono googlate "Wolfe brothers" e scoprirete che sono artisti americani, campioni mondiali di body painting. Dei mega super maestri.
E ho scoperto, primo che gli americani sono davvero costruttori di loro stessi. Non è una fuffa la storia degli USA terra delle opportunità; secondo che sono umili, nonostante potrebbero benissimo essere spocchiosi, vista la loro fama mondiale. Del tipo che dopo una giornata di corso loro hanno pulito i nostri tavoli, dove avevamo sporcato lavorando. Oltre al fatto di insegnarci disegni Brian ha detto le seguenti cose:
- Io non sono qui per insegnarvi il face painting, sono qui per creare in voi una comunità. Scambiatevi i biglietti da visita, tenetevi in contatto, incontratevi, organizzate un party, una convention tra di voi; perché se il body painting non è famoso se voi vi incontrate fate crescere le vostre capacità e il body painting cresce con voi e si diffonderà sempre più.
- La chiave del buon risultato è l'esercizio, noi ci siamo esercitati per ore e ore per mesi
- Fatevi il vostro business, mettevi gratis in un angolo del ristorante e poi le persone ti diranno "hey, puoi fare questo al mio compleanno?" "Certo, ecco il mio biglietto da visita, chiamami!"
- Fate disegni con colori brillanti e segni ampi che attirino l'attenzione da lontano e poi con dettagli medi per invitare le persone ad avvicinarsi e poi con dettagli piccoli che possono essere visti solo da vicino, così le persone per vedere il disegno verranno vicino a voi e a quel punto saranno vicino e voi potrete dirgli "Hey, vuoi provare?"
- I face painters sono molto critici verso se stessi, ma le persone non lo sanno cosa volevate fare, allora se fate un errore, una linea viene tremolante fate anche le altre così, e diventerà intenzionale.
- OH, guarda, sai, c'è il nostro libro in italiano! Fantastico!! Qualcuno di voi ce l'ha? Dove l'hai comprato? Alla stazione? Fantastico, devo ricordarmi di questo!
- Prima di un evento per 10-20 minuti riscaldate la mano, fate, linee, prove, disegni su di voi, braccia e gambe, così avrete la mano pronta per il lavoro e partirete subito bene
- Noi in tutto il mondo di solito insegnamo disegni per maschi, perché di solito sono le femmine che vengono a farsi truccare, ma se un bambino vede che potete fare un disegno per lui poi si riempirà di bambini che vogliono draghi, serpenti, dinosauri... e voi saprete farli, non solo fatine, principesse e farfalle!

lunedì 7 maggio 2012

Consigli non richiesti per un bagaglio a mano perfetto per 4 giorni e 4 notti


Per evitare di portare in giro peso inutile ma avere tutto il necessario se si vola o viaggia con un solo bagaglio a mano. La mia lista è basata su di me, non è detto che vada bene per tutti, ma questo è quello che ho REALMENTE usato nell'ultimo viaggio, mi servirà da promemoria.
Imbustare ogni tipo di capo di piccola taglia in un sacchettino trasparente diverso (io uso quelli dell'ikea con la chiusura ermetica, tipo questi ) i capi più grandi in un sacchetto adeguato, sempre trasparente se possibile:
  • Pigiama
  • 1 paio di jeans
  • 3 paia calzini
  • 5 paia mutande
  • 3 reggiseni
  • 3 canottiere
  • 1 sciarpa o foulard
  • 3 maglie 
  • (si può eventualmente aggiungere una maglia carina o un vestitino nel caso si volesse uscire la sera)
  • assorbenti
  • trucco minimo indispensabile (un ombretto scuro, uno chiaro, un fard, matita nera o marrone, fondotinta, mascara, cipria) eventualmente lenti a contatto
  • campioncini di struccante, crema corpo, viso e solare
  • spazzola
  • spazzolino e dentifricio
  • macchina fotografica
  • carica batterie
  • cellulare
  • borsa da "passeggio" in tela e leggera
  • occhiali da sole 
  • una bottiglietta d'acqua vuota
  • una penna e un quadernino 
  • guida e mappa della città (facoltativo)
  • documenti e biglietto
  • denaro contante
  • ciabatte (solo in caso di albergo)
  • farmaci abituali e d'emergenza (contro febbre, mal di gola, allergie)
  • un sacchetto di plastica in caso di malessere durante il viaggio
Alla partenza indossare:
  • felpa con cappuccio
  • maglia
  • pantaloni comodi
  • sciarpa
  • giacchetto con molte tasche
  • scarpe comode adatte alla stagione che siano anche compatibili con il vestitino facoltativo

Niente:
  • shampoo e saponi vari, se siamo ospiti da qualcuno ce li presteranno, in albergo sono compresi
  • asciugamani, idem come sopra
  • libri di lettura, tanto non c'è il tempo per leggere
Tutto questo, dentro un trolley con le ruote, anche se è di quelli rigidi sta tranquillamente sotto i nove chili. Quindi poi c'è lo spazio per i souvenirs :)

NB: Lavare i capelli il giorno prima della partenza sia di andata sia di ritorno (per gli uomini, rasare la barba molto corta o a zero almeno prima dell'andata)


domenica 6 maggio 2012

Breve resoconto di un finesettimana in fuga a Parigi

Sabato scorso sono andata a Parigi. Dalla mia amica attrice. Solo che sono arrivata a notte fonda e lei lunedì era in accademia e io ripartivo e niente.... mi manca ancora più di prima.

Comunque, ho fatto l'andata con ryanair (senza maiuscola perché non se la meritano).
A parte che ryanair fa cacare come compagnia, l'aeroporto di Bologna se si può è pure peggio. Un caldo tropicale, che sudavo in canottiera. e poi proprio un brutto aeroporto, non c'è che dire.
Il simpatico stuart con accento espagnolo ripeteva a nastro "si prega di prendere posto, il volo è al completo, le vostre valigie grandi e anche quelle piccole potete metterle nel vano sotto al sedile davanti a voi, grazie" e alla fine ha dichiarato soddisfatto "signore e signori, finalmente Ze l'aBiamo fatta, siamo tutti imbarcati" che se non avessi sentito con le mie orecchie non ci avrei mai creduto.
Il mio obiettivo di questo volo era prendere nota esatta di tutti gli interventi del personale di bordo, che si sa, volare con loro è come stare dentro ad una televendita. Però nisba, alle 20,47 durante la distribuzione delle bevande siamo stati interrotti da una perturbazione che ci siamo tenuti fino all'atterraggio, con tanto di vomitamenti vari. Ovviamente i sacchetti per il mal di stomaco non c'erano. Immaginate il resto. Il mio stomaco e quello dei miei vicini ha retto, a pelo ma ha retto.

Poi amica, Parigi, dormite, passeggiate, sole, souvenirs, un bel viaggio.
Devo fare un post sul bagaglio a mano perfetto.
Ricordatemelo!

E ora tengo botta per ancora un mese e mezzo a lavorare e poi... niente e poi sto qui con le chiappe a studiare.

PS: A qualcuno interesserebbe un articolo su Parigi per gironzoloni che però non vogliono diventare matti, spendere una follia e perdersi troppo spesso? Battete un colpo!! 

venerdì 20 aprile 2012

Riflessioni sulla felicità

Alcuni  scribacchini virtuali che frequento, sempre virtualmente s'intende, hanno pensato di dedicare il mese di aprile alla felicità e allora io mi aggrego.
Personalmente mi ritengo una persona felice, anzi, gioiosa.
Il mio scopo nella vita è essere felice, è il mio obiettivo e praticamente tutte le mie scelte importanti dipendono da questo. 

Due anni fa ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato per laurearmi. Una pazza, lo so. Tra l'altro avevo il tempo parziale (che mi era stato accordato per motivi di studio appunto), senza la riforma Gelmini sarei ancora nel mio vecchio posto di lavoro, ma grazie alla riforma delle università mi sono trovata davanti ad un bivio: lavorare o laurearsi entro i tempi massimi. Era un aut aut. Per me, che piuttosto non dormo la notte ma devo riuscire a fare tutto e non mollare mai la presa su nulla è stata una situazione durissima. Ricordo con estrema chiarezza il mio sentimento di angoscia quando a gennaio 2009 alla segreteria studenti di lettere mi dissero "entro marzo 2012, altrimenti decadi". Ricordo che piansi. Piansi a dirotto, con lacrime grosse come vasi di marmellata, dense, potenti che venivano da dentro la parte più lontana di me. Ero perduta. Tutto quello per cui mi ero sforzata tanto e avevo speso denaro e fatica stava andando in frantumi. Anzi era definitivamente sbriciolato. Al 32 di via Zamboni c'è la biblioteca di italianistica. Non so perché sono andata proprio lì, non me lo ricordo, forse dovevo consegnare un libro. Mi ricordo chiaramente di me però. Stavo seduta su una panchina del corridoio e piangevo, senza rumore. Solo lacrime. Lacrime come sangue. Uscivano dalla mia ferita a ritmo continuo e ininterrotto. E non me ne fregava niente di quelli che passavano e mi vedevano così. La mia vita era a pezzi. I miei progetti di vita definitivamente spazzati via da una leggiucola. Alcuni giorni dopo, credo qualche settimana, di ansia, dubbi, incubi di notte e di giorno ho fatto la mia scelta e ho comunicato -non senza piangere- alla mia store manager (una donna meravigliosa, capace, intelligente, bella) di volermi licenziare per finire gli studi. La mia azienda allora mi è venuta incontro di nuovo e mi ha proposto un periodo di nove mesi di aspettativa non retribuita, un periodo per pensarci su, per provare a mettermi in pari con gli esami, per staccare un attimo da quella pressione della scelta. Mi sentivo sollevata per due motivi: avevo tempo per riflettere bene sulla mia scelta e l'azienda (e le persone) con cui lavoravo mi avevano dimostrato un grande attaccamento e molta stima, il che è stato un grosso aiuto. Poi sono partita per l'Erasmus e ho deciso di non tornare in Italia a gennaio, quando scadevano i nove mesi. Ed è stata l'esperienza più entusiasmante della mia carriera scolastica. Pazzesco.
Quando sono tornata mi mancavano solo tre esami e avevo deciso che non avrei lavorato fino a che non avessi discusso la tesi. Tra fatiche e peripezie mi sono laureata a novembre 2011. Riuscire a finire e a concludere quel percorso è stato davvero significativo. (non ve la sto a dire ancora tutta, la piva della fatica, ecc ecc)

A gennaio 2012 ho cominciato a lavorare perché nel frattempo avevo capito la mia vera vocazione professionale e lo scopo a cui devo dedicare il mio lavoro: educare. Ho trovato lavoro dopo due mesi dalla laurea grazie al mio diploma delle superiori e al di fuori di ogni prospettiva lavorativa. In fondo sapevo che sarebbe andata così però, perché ho la certezza che quando si segue in maniera esatta il piano divino che è dentro di noi e voluto per e da noi, si vada via leggeri, quasi senza sforzo e senza fatica. 

Non che sia tutto facile e semplice, anzi. Ma la gioia che ho nell'affrontare il mio quotidiano, questa certezza e solidità interiore che sono il sapere e il fare ciò che è giusto e coerente con e per me, mi fanno  essere tenace nel perseguire i miei obiettivi, incurante delle critiche ingiuste e degli atteggiamenti scortesi, mi fanno apprezzare quello che ho perché è quello che voglio. La certezza di sapere dove andare permette di tenere lo sguardo alto sul percorso e gustarsi il viaggio, invece che basso nel cercare di districarsi. Il filo da seguire l'ho già trovato e devo semplicemente seguirlo. Non importa che la matassa ogni tanto si imbrogli, perché seguendo il mio filo uscirò dal nodo. 
E quindi sì, sono felice, poiché sono coerente con le mie necessità più profonde, perché quello che faccio "fuori" risponde a quello che si muove "dentro"e perché porto con gioia i dolori necessari e le fatiche delle mie giornate e delle mie relazioni. È questa la chiave della mia felicità. Ora so che aver sgretolato la vecchia vita è stato provvidenziale, un segno del destino che mi diceva chiaramente: "quello che stai facendo non va bene!! devi cambiare rotta!" e cambiato il senso di marcia della mia vita, invece che arrancare e andare contro a mille ostacoli mi sono trovata, non dico su una strada spianata, ma almeno nel senso giusto di marcia! Poi quando mi va via mezzo stipendio dal carrozziere non è che io sia proprio al massimo della contentezza, però dai, capita! :P




POSTILLA DEL GIORNO DOPO
Nel mio modo di vivere le cose e le persone rientra tantissimo la prospettiva del ringraziamento. Ringrazio per tantissime delle cose che mi succedono: 
-grazie per avermi fatto avere un piccolo incidente, ho capito che devo rallentare i ritmi
-grazie per la bella giornata
-grazie per la pioggia
-grazie per gli asparagi, drenano tantissimo
-grazie per le persone che mi amano
-grazie per le colleghe difficili, mi ispirano a essere diversa da loro
-grazie per una sorpresa
-grazie, grazie, grazie. sempre, per ogni cosa!